Abbiate paura – Che cosa ci dice Ekke Overbeek sulla pedofilia nella Chiesa polacca?
In
Polonia è uscito il primo libro sulla pedofilia nella Chiesa polacca scritto da
un giornalista olandese, Ekke Overbeek, corrispondente da Varsavia per i Paesi
Bassi e il Belgio da oltre dieci anni.
Il
libro “Lękajcie się” (Abbiate paura) è stato edito dalla casa editrice “Czarna
Owca” (Pecora Nera), che in questo paese blindato ancora da una forte
autocensura, non ha paura di toccare temi scottanti e controversi. Nella patria
di Papa Wojtyla è scoppiata una grande bufera.
![]() |
“Lękajcie się” (Abbiate paura) Ekke Overbeek |
Quanti preti pedofili e quante vittime in Polonia?
L’autore
del libro "Abbiate paura" ha fatto finalmente i conti. Finora i
giudici hanno condannato per pedofilia 27 sacerdoti polacchi negli anni dal
2001 al 2011 (due di loro sono stati raggiunti dalla sentenza negli Stati
Uniti). In questo paese ci sono circa 30 mila sacerdoti. Overbeek sottolinea
che, anche se i suoi calcoli sono molto sottostimati (data la forte
sottovalutazione del fenomeno), ci si deve già allarmare, perché questo
significa che le tendenze pedofile tra il clero polacco sono lo 0,1 per cento,
mentre la percentuale di pedofili tra tutti gli uomini polacchi è dello 0,05
per cento. Nella Chiesa polacca ci sono quindi statisticamente più pedofili che
tra la popolazione maschile in questo paese.
Quando
nell’ottobre 2011 il corrispondente olandese (in occasione della realizzazione
del film silente in the
shadow of John Paul II) si recò da don Jozef Kloch,
portavoce dell’episcopato
polacco, per conoscere la sua opinione sullo stato delle cose, aveva sentito da
lui che i vertici della Chiesa polacca sono a conoscenza di pochi casi
descritti dai media…
Overbeek
aveva contato in Polonia 70-80 casi degli abusi sessuali segnalati dalla stampa
nazionale e locale, di cui il clero era stato protagonista.
"Dove
sono questi ‘pochi casi descritti dai media’, ai quali si riferisce
l'Episcopato polacco?" - chiede l'autore nel libro, e pone un’altra domanda:
"Che cosa i conti sottostimati ci dicono sul numero delle vittime in
Polonia?".
Accettando
la premessa che il minimo di preti pedofili è di circa lo 0,1 per cento del
clero polacco - cioè i 27 sacerdoti condannati negli ultimi dieci anni per
abusi sessuali su bambini al di sotto dei 15 anni di età - le vittime non sono
affatto così poche. "supponendo
che ogni prete pedofilo abbia molestato nel corso della sua vita dieci bambini,
arriviamo a circa 300 vittime. E siccome dopo la seconda guerra mondiale in
Polonia si sono succedute quasi tre generazioni di sacerdoti, ciò farebbe già
circa un migliaio di vittime. In realtà si potrebbe presumere che le vittime
polacche siano molte di più, dal momento che questo calcolo si basa - come
ricordato – su dati molto restrittivi" - ritiene l'autore di "Abbiate
paura". Le conclusioni di Overbeek probabilmente non sono lontane dalla
verità.
Le vittime polacche non vogliono rivelare la propria identità
Il
giornalista straniero nel giro di pochi mesi aveva facilmente rintracciato
diverse vittime polacche. Ognuna di loro ne aveva indicate altre, che nel
complesso erano almeno un centinaio di vittime. Purtroppo Overbeek ha dovuto
abbandonare ulteriori ricerche per mancanza di tempo.
Nel
suo libro ha scelto di riportare le testimonianze di dodici vittime dei
pedofili in tonaca, che raccontano le loro storie in anonimato. D’altronde non
è difficile capire perché: vivono in un paese dove tutti sono dalla parte della
Chiesa, una potente istituzione che suscita grande timore…
Nella
patria di Giovanni Paolo II non esistono le associazioni delle vittime di
pedofilia, non ci sono avvocati disposti a difenderle, la Chiesa nega, i
giornalisti evitano l'argomento e l’opinione pubblica stigmatizza - non i predatori di bambini, ma le
loro vittime.
"Il
silenzio e la paura che circondano il tema delle molestie sessuali da parte dei
preti in Polonia sono più eloquenti di ogni caso specifico, di ogni nome o
cognomi" - scrive Ekke Overbeek.
Eva
Orlowska vittima del famoso caso di Tylawa, Jacek Borkowski di Lodz, la celebre
cantante Kora Jackowska, il regista Maciej Cuske e lo sfuggente Vincent
Szymanski del “Movimento delle vittime di sacerdoti” fondato in Canada sono le uniche icone
dello scandalo della pedofilia nella Chiesa polacca che hanno mostrato la propria faccia.
Tutto ciò è molto poco, e dimostra come le vittime polacche siano inermi, indifese e impaurite.
Tutto ciò è molto poco, e dimostra come le vittime polacche siano inermi, indifese e impaurite.
"Probabilmente
in Polonia - come in altri paesi - il numero dei casi individuati da me
costituisce solo la punta di un iceberg" - sostiene Overbeek.
Vittime di seconda categoria
Leggendo
le testimonianze di 12 persone riportate da Overbeek in "Abbiate
paura" colpisce in primo luogo il fatto che esse assomigliano alle
testimonianze di molte vittime provenienti da tutto il mondo. I sacerdoti
polacchi che commettono questo tipo di crimine non sono diversi dai sacerdoti
italiani, irlandesi, americani, olandesi, ecc. Il "pedofilo
predatore" è sempre un delinquente seriale che abusa non di un unico
bambino, ma di almeno una dozzina. Individua le sue vittime tra i minori in
difficoltà – provenienti da famiglie smembrate, o da quelle in cui uno dei
genitori ha seri problemi per esempio di alcolismo. Seleziona le vittime
deboli, indifese, facilmente manipolabili psicologicamente e facili da
ricattare. Egli sa di avere un vantaggio morale, e che i genitori e le persone
che lo circondano crederanno più al prete che al bambino. Costringe i bambini a
rimanere in silenzio sotto giuramento sulla salute o sulla vita dei propri
genitori. Tutti questi aspetti si ripetono nelle storie polacche descritte da
Overbeek nei capitoli "La Ferita", "The Devil", "Non
c'era Teleranek" e altri.
Nel
paese di Papa Wojtyla purtroppo non ci sono “sopravvissuti”
– quelli che abbiamo conosciuto con nome e cognome grazie alle manifestazioni
davanti a san Pietro e che
formano oggi una rete internazionale. Associazioni come snap o Survivor’s
Voice Europe hanno cercato di trovare contatti con le vittime
polacche, ma senza esito. Tra i casi descritti da Overbeek forse solo quello
dall’ultimo capitolo ("Pagamento") può in qualche modo avvicinarsi
alle storie dei “sopravvissuti”
occidentali. La vittima alcolizzata aveva concluso una corretta psicoterapia
grazie alla quale aveva deciso di denunciare in Procura gli abusi subiti, ed è
riuscita a farlo prima della scadenza dei termini di prescrizione. Questo è in
assoluto il primo caso in Polonia di una vittima disposta a chiedere il
risarcimento economico in sede civile. Ma comunque preferisce rimanere in
anonimato.
"Le
vittime degli abusi in Polonia sembrano accettare facilmente di essere trattati
peggio dei fedeli della Chiesa nella ‘migliore’ parte d'Europa." - scrive
Ekke Overbeek.
Crimen Sollicitationis ancora in vigore in Polonia?
La
divulgazione dell’esistenza di un documento segreto del Vaticano, che
costringeva a tacere, sotto la pena di scomunica, tutti coloro che sono venuti
a conoscenza dell'abuso sessuale sul minore, ed anche la vittima stessa, ormai
è avvenuta dieci anni fa. In corso è tuttora la discussione sul tema, e le
opinioni sono divise sul fatto se il suo obiettivo era quello di favorire
l'occultamento sistematico dei reati di pedofilia commessi dai sacerdoti o se è
stato il primo passo del Vaticano che prendeva con la serietà la situazione
degli abusi. Una cosa è certa: Crimen sollicitationis favoriva il bene della Chiesa al di sopra del bene delle vittime.
Oggi
la situazione è cambiata radicalmente. Papa Benedetto XVI porta avanti la
politica di apertura, trasparenza, tolleranza zero e assistenza alle vittime.
Ma leggendo le testimonianze delle vittime polacche nel libro "Abbiate
paura" edito da “Czarna Owca”, sembra che le sue parole non abbiano ancora
raggiunto tutti i vescovati e le parrocchie in Polonia, e in particolare quelle
nella profonda provincia polacca.
I
vescovi polacchi tuttora sono lenti nel rispondere alle denunce dei
parrocchiani, invitano le vittime a rimanere in silenzio, cercano di trovare
una amichevole soluzione della questione e, soprattutto, cercano di guadagnare
tempo in vista della prescrizione. Con la scusa di evitare lo scandalo alla
Chiesa, i superiori continuano a proteggere i loro dipendenti, cercano di
nascondere i preti pedofili. I sacerdoti che hanno compiuto abusi si sentono
impuniti, e al loro posto le sgradevoli conseguenze le subiscono i preti onesti
che denunciano le violazioni efferate dei loro colleghi. Quando in alcuni casi
si arriva finalmente al processo, perché la vittima ha avuto la prontezza di
andare nell’ufficio del pubblico ministero prima che scadessero i termini della
prescrizione del reato, si fa di tutto per umiliarla e distruggerne la
credibilità.
Dove sono i media?
Ekke
Overbeek in "Abbiate paura" pone un altro problema molto importante:
la passività dei media polacchi in relazione a ciò che sta accadendo nel
cortile di casa. Giornali polacchi e siti web scrivono recentemente molto sullo
scandalo della pedofilia clericale nel mondo – attraverso loro si può
facilmente conoscere gli avvenimenti in Irlanda, scoprire le storie delle
vittime negli Stati Uniti e sapere anche i dettagli più inconfessabili di
alcuni casi italiani.
E'
vero che per la stampa straniera è più facile lavare i panni sporchi degli
altri, evitando così le conseguenze dirette di farsi dei nemici potenti.
Overbeek, tuttavia, scrive: "I media polacchi hanno una notevole capacità
di evitare le domande difficili: Quante vittime ci sono in Polonia? Quanti sono
i i preti pedofili? Esiste una cultura del silenzio nel nostro paese? I
politici tacciono per paura della Chiesa e lo fanno anche le autorità statali?
La polizia, i pubblici ministeri, i giudici riservano la tariffa privilegiata
alla Chiesa? La Chiesa polacca nasconde sistematicamente i preti pedofili, o
questo che fa è solo improvvisazione caso per caso? Le autorità comuniste
chiudevano gli occhi sui crimini sessuali del clero per avere dei
collaboratori? Qual è il percorso istituzionale che bisogna scegliere per
rispondere a queste domande e risolvere la questione una volta per
tutte?".
In
Polonia i giornalisti “danno la caccia” solo ai singoli preti pedofili, invece
di chiedersi in che cosa realmente consiste il problema nel loro paese e come
risolverlo.
"Mi
chiedo com’è possibile una tale autocensura e il servilismo dei media polacchi
nei confronti della Chiesa." - commenta Overbeek.
Anche il procuratore è sempre molto clemente
Seguendo
le parole dell'autore - per giustificare i media polacchi, è possibile
aggiungere solo una cosa: "L'esperienza di altri paesi dimostra che non
solo i mezzi di comunicazione hanno svolto un ruolo chiave nella rottura del
silenzio. Era necessaria anche un'adeguata risposta degli organi di Stato. La
soluzione della questione richiede il coinvolgimento delle istituzioni
indipendenti dalla Chiesa, ma con il libero accesso agli archivi ecclesiastici.
In breve, in mancanza di una risposta istituzionale forte, anche i media sono
impotenti."
Secondo
il giornalista olandese, anche se i 27 casi di sacerdoti polacchi condannati
dimostrano che in Polonia il clero si può punire penalmente, non cambia il
fatto che spesso i pubblici ministeri
archiviano al più presto le cause contro i sacerdoti e i tribunali
tendono a essere molto clementi con i criminali in tonaca.
Sebbene
l'articolo 200 § 1 del codice penale polacco reciti: "Chiunque compia un
atto sessuale con un minore di età inferiore ai 15, o lo costringe a subire
azioni sessuali, o a sottomettersi ad atti sessuali o altre attività sessuali
con altre persone, è punito con la reclusione da 2 a 12 anni", le condanne
inflitte ai sacerdoti dai tribunali polacchi di solito tengono ad avvicinarsi
al limite minimo, e non sono mai esemplari.
In Polonia vige il silenzio
Overbeek
scrive: "In Polonia non si sente la discussione su come la Chiesa agisce o
dovrebbe agire in confronto degli abusi sui minori da parte del clero. Quasi
nessuno chiede la trasparenza, come in Occidente. Ciò non significa, tuttavia,
che la Chiesa polacca non sente la pressione degli eventi dall'estero,
soprattutto da parte del Vaticano. I media si può accusare, intimidire o
ignorare. Le decisioni del Vaticano non sono da sottovalutare. Nel febbraio del
2012, i delegati polacchi durante la conferenza sulle molestie sessuali in
Vaticano hanno sentito che la "cultura mortale del silenzio”, o così detta
"omertà" sono un errore e una grande ingiustizia. Roma ha cercato di
sviluppare linee guida per i vescovi di ogni paese per affrontare i casi di
pedofilia tra il clero. Per questo
motivo nel marzo del 2012, i vescovi polacchi si sono riuniti per creare queste
linee guida e quindi di inviarle a Roma, per l’approvazione del Vaticano."
La
gerarchia della Chiesa polacca, tuttavia, ha precisato subito che non si può
parlare di alcun risarcimento finanziario per le vittime da parte
dell’istituzione, perché la legge polacca prevede che questo può essere chiesto
solo ai diretti responsabili del crimine, ma si sa che i sacerdoti polacchi
sono poveri... Con questo la Chiesa polacca ha ritenuto che la questione della
pedofilia clericale in Polonia è chiusa.
Nella
terra di Giovanni Paolo II, la Chiesa ha una grande autorità. Quindi non cera
nessuna protesta, nessuna voce contraria, perché tutti hanno paura di esporsi.
"Questi
timori diffusi creano un circolo vizioso: i media fanno poco perché le vittime
sono in silenzio. Le vittime rimangono in silenzio, perché non hanno nessun
sostegno istituzionale. Istituzioni – della Chiesa e dello Stato - non si
muovono finché non sentono una forte pressione da parte dei media. E i media
fanno poco fin quando le vittime restano in silenzio.” – è l’esatta diagnosi di
Ekke Overbeek.
Fascicoli segreti dei servizi comunisti
Questo
clima di paura un po' surreale ricorda molto i tempi della PRL (Repubblica
Polacca Popolare), quando i sacerdoti che molestavano i bambini avevano
probabilmente una grande libertà d'azione. La maggior parte delle storie delle
vittime raccontate nel libro di Overbeek sono accadute nella Polonia comunista.
Tutti sapevano degli abusi perpetrati dal clero, ma nessuno faceva niente. Il
prete era il migliore informatore degli servizi segreti comunisti, e il modo migliore
per arruolarlo era ricattarlo sulle trasgressioni morali. I sacerdoti che
andavano a donne, quelli gay e specialmente quelli pedofili erano spie
perfette.
Come
ha ricordato il giornalista olandese, oggi sappiamo bene che i sacerdoti
polacchi hanno collaborato con i servizi segreti comunisti e sappiamo che il
mezzo migliore per costringerli a tradire fu il ricatto morale, come ha
confermato don Tadeusz Isakowicz-Zaleski, scrivendo un libro sui preti
collaborazionisti. Purtroppo la Chiesa polacca ha più paura di rivelare gli
scandali sessuali del passato che parlare delle spie comuniste tra il clero. Fu
questo uno dei motivi per i quali la Curia di Cracovia bloccò la “lustrazione”.
"E'
possibile che la grande sorpresa riguardante le informazioni circa l'entità
della pedofilia nella Chiesa polacca uscirà proprio dai fascicoli segreti dei
servizi comunisti e sorprenderà tutti come ha sorpreso coloro che credevano che
l'omosessualità tra i sacerdoti polacchi fosse marginale", ha avuto il
coraggio di scrivere Ekke Overbeek nel libro "Abbiate paura", che
finalmente ha scoperchiato non uno, ma tanti vasi di Pandora...
Brak komentarzy:
Prześlij komentarz
Uwaga: tylko uczestnik tego bloga może przesyłać komentarze.