Agnieszka Zakrzewicz swą dziennikarską pracę rozpoczęła w Radiu Watykańskim. Dziś, mieszkając od 20 lat w Rzymie i pracując jako korespondent zagraniczny dla polskich mediów, opowiada o kulisach Kościoła i Watykanu. W szczególności o tych sprawach, które najbardziej dotykają problemu kobiet w funkcjonowaniu tej instytucji, pedofilii, homoseksualizmu, sekularyzacji współczesnego społeczeństwa oraz przemian Kościoła katolickiego w epoce „postwojtyłowej“. W blogu „W cieniu San Pietro“ znajdziecie wszystko to, o czym otwarcie pisze prasa zagraniczna, a o czym z trudnością przeczytacie w prasie polskiej.

Ukazało się wdanie włoskie "Watykańskiego labiryntu"

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Pedofilia nella Chiesa polacca




Abbiate paura – Che cosa ci dice Ekke Overbeek sulla pedofilia nella Chiesa polacca?   


In Polonia è uscito il primo libro sulla pedofilia nella Chiesa polacca scritto da un giornalista olandese, Ekke Overbeek, corrispondente da Varsavia per i Paesi Bassi e il Belgio da oltre dieci anni.
Il libro “Lękajcie się” (Abbiate paura) è stato edito dalla casa editrice “Czarna Owca” (Pecora Nera), che in questo paese blindato ancora da una forte autocensura, non ha paura di toccare temi scottanti e controversi. Nella patria di Papa Wojtyla è scoppiata una grande bufera.



“Lękajcie się” (Abbiate paura)

Ekke Overbeek

"Come va in Polonia con gli abusi sessuali da parte dei sacerdoti?" – è la domanda che si pongono in tanti… Finora la patria di Papa Wojtyla sembrava essere un paese immacolato, migliore, un posto dove non esisteva la pedofilia clericale. In realtà era semplicemente una macchia bianca sulla mappa della vergogna. Dal momento che il problema si è verificato in tutto il mondo, anche nella cattolica Irlanda, perché non avrebbe dovuto verificarsi nel paese di Papa Giovanni Paolo II?  In Polonia nessuno aveva il coraggio di toccare questo tabù. Finalmente lo ha fatto un giornalista straniero: "Nel mio libro ho voluto mostrare ai polacchi che nel loro paese il problema della pedofilia tra i sacerdoti esiste davvero e ci sono probabilmente centinaia, forse addirittura migliaia, di vittime" – sostiene Ekke Overbeek.

Quanti preti pedofili e quante vittime in Polonia?

L’autore del libro "Abbiate paura" ha fatto finalmente i conti. Finora i giudici hanno condannato per pedofilia 27 sacerdoti polacchi negli anni dal 2001 al 2011 (due di loro sono stati raggiunti dalla sentenza negli Stati Uniti). In questo paese ci sono circa 30 mila sacerdoti. Overbeek sottolinea che, anche se i suoi calcoli sono molto sottostimati (data la forte sottovalutazione del fenomeno), ci si deve già allarmare, perché questo significa che le tendenze pedofile tra il clero polacco sono lo 0,1 per cento, mentre la percentuale di pedofili tra tutti gli uomini polacchi è dello 0,05 per cento. Nella Chiesa polacca ci sono quindi statisticamente più pedofili che tra la popolazione maschile in questo paese.
Quando nell’ottobre 2011 il corrispondente olandese (in occasione della realizzazione del film silente in the shadow of John Paul II) si recò da don Jozef Kloch, portavoce dell’episcopato polacco, per conoscere la sua opinione sullo stato delle cose, aveva sentito da lui che i vertici della Chiesa polacca sono a conoscenza di pochi casi descritti dai media…
Overbeek aveva contato in Polonia 70-80 casi degli abusi sessuali segnalati dalla stampa nazionale e locale, di cui il clero era stato protagonista.
"Dove sono questi ‘pochi casi descritti dai media’, ai quali si riferisce l'Episcopato polacco?" - chiede l'autore nel libro, e pone un’altra domanda: "Che cosa i conti sottostimati ci dicono sul numero delle vittime in Polonia?".
Accettando la premessa che il minimo di preti pedofili è di circa lo 0,1 per cento del clero polacco - cioè i 27 sacerdoti condannati negli ultimi dieci anni per abusi sessuali su bambini al di sotto dei 15 anni di età - le vittime non sono affatto così poche. "supponendo che ogni prete pedofilo abbia molestato nel corso della sua vita dieci bambini, arriviamo a circa 300 vittime. E siccome dopo la seconda guerra mondiale in Polonia si sono succedute quasi tre generazioni di sacerdoti, ciò farebbe già circa un migliaio di vittime. In realtà si potrebbe presumere che le vittime polacche siano molte di più, dal momento che questo calcolo si basa - come ricordato – su dati molto restrittivi" - ritiene l'autore di "Abbiate paura". Le conclusioni di Overbeek probabilmente non sono lontane dalla verità.

Le vittime polacche non vogliono rivelare la propria identità

Il giornalista straniero nel giro di pochi mesi aveva facilmente rintracciato diverse vittime polacche. Ognuna di loro ne aveva indicate altre, che nel complesso erano almeno un centinaio di vittime. Purtroppo Overbeek ha dovuto abbandonare ulteriori ricerche per mancanza di tempo.
Nel suo libro ha scelto di riportare le testimonianze di dodici vittime dei pedofili in tonaca, che raccontano le loro storie in anonimato. D’altronde non è difficile capire perché: vivono in un paese dove tutti sono dalla parte della Chiesa, una potente istituzione che suscita grande timore…
Nella patria di Giovanni Paolo II non esistono le associazioni delle vittime di pedofilia, non ci sono avvocati disposti a difenderle, la Chiesa nega, i giornalisti evitano l'argomento e l’opinione pubblica stigmatizza  - non i predatori di bambini, ma le loro vittime.
"Il silenzio e la paura che circondano il tema delle molestie sessuali da parte dei preti in Polonia sono più eloquenti di ogni caso specifico, di ogni nome o cognomi" - scrive Ekke Overbeek.
Eva Orlowska vittima del famoso caso di Tylawa, Jacek Borkowski di Lodz, la celebre cantante Kora Jackowska, il regista Maciej Cuske e lo sfuggente Vincent Szymanski del “Movimento delle vittime di sacerdoti” fondato in Canada sono le uniche icone dello scandalo della pedofilia nella Chiesa polacca che hanno mostrato la propria faccia
 Tutto ciò è molto poco, e dimostra come le vittime polacche siano inermi, indifese e impaurite.
"Probabilmente in Polonia - come in altri paesi - il numero dei casi individuati da me costituisce solo la punta di un iceberg" - sostiene Overbeek.

Vittime di
seconda categoria

Leggendo le testimonianze di 12 persone riportate da Overbeek in "Abbiate paura" colpisce in primo luogo il fatto che esse assomigliano alle testimonianze di molte vittime provenienti da tutto il mondo. I sacerdoti polacchi che commettono questo tipo di crimine non sono diversi dai sacerdoti italiani, irlandesi, americani, olandesi, ecc. Il "pedofilo predatore" è sempre un delinquente seriale che abusa non di un unico bambino, ma di almeno una dozzina. Individua le sue vittime tra i minori in difficoltà – provenienti da famiglie smembrate, o da quelle in cui uno dei genitori ha seri problemi per esempio di alcolismo. Seleziona le vittime deboli, indifese, facilmente manipolabili psicologicamente e facili da ricattare. Egli sa di avere un vantaggio morale, e che i genitori e le persone che lo circondano crederanno più al prete che al bambino. Costringe i bambini a rimanere in silenzio sotto giuramento sulla salute o sulla vita dei propri genitori. Tutti questi aspetti si ripetono nelle storie polacche descritte da Overbeek nei capitoli "La Ferita", "The Devil", "Non c'era Teleranek" e altri.
Nel paese di Papa Wojtyla purtroppo non ci sono “sopravvissuti” – quelli che abbiamo conosciuto con nome e cognome grazie alle manifestazioni davanti a san Pietro e che formano oggi una rete internazionale. Associazioni come snap o Survivor’s Voice Europe hanno cercato di trovare contatti con le vittime polacche, ma senza esito. Tra i casi descritti da Overbeek forse solo quello dall’ultimo capitolo ("Pagamento") può in qualche modo avvicinarsi alle storie dei “sopravvissuti” occidentali. La vittima alcolizzata aveva concluso una corretta psicoterapia grazie alla quale aveva deciso di denunciare in Procura gli abusi subiti, ed è riuscita a farlo prima della scadenza dei termini di prescrizione. Questo è in assoluto il primo caso in Polonia di una vittima disposta a chiedere il risarcimento economico in sede civile. Ma comunque preferisce rimanere in anonimato.
"Le vittime degli abusi in Polonia sembrano accettare facilmente di essere trattati peggio dei fedeli della Chiesa nella ‘migliore’ parte d'Europa." - scrive Ekke Overbeek.


Crimen Sollicitationis ancora in vigore in Polonia?

La divulgazione dell’esistenza di un documento segreto del Vaticano, che costringeva a tacere, sotto la pena di scomunica, tutti coloro che sono venuti a conoscenza dell'abuso sessuale sul minore, ed anche la vittima stessa, ormai è avvenuta dieci anni fa. In corso è tuttora la discussione sul tema, e le opinioni sono divise sul fatto se il suo obiettivo era quello di favorire l'occultamento sistematico dei reati di pedofilia commessi dai sacerdoti o se è stato il primo passo del Vaticano che prendeva con la serietà la situazione degli abusi. Una cosa è certa: Crimen sollicitationis favoriva il bene della Chiesa al di sopra del bene delle vittime.
Oggi la situazione è cambiata radicalmente. Papa Benedetto XVI porta avanti la politica di apertura, trasparenza, tolleranza zero e assistenza alle vittime. Ma leggendo le testimonianze delle vittime polacche nel libro "Abbiate paura" edito da “Czarna Owca”, sembra che le sue parole non abbiano ancora raggiunto tutti i vescovati e le parrocchie in Polonia, e in particolare quelle nella profonda provincia polacca.
I vescovi polacchi tuttora sono lenti nel rispondere alle denunce dei parrocchiani, invitano le vittime a rimanere in silenzio, cercano di trovare una amichevole soluzione della questione e, soprattutto, cercano di guadagnare tempo in vista della prescrizione. Con la scusa di evitare lo scandalo alla Chiesa, i superiori continuano a proteggere i loro dipendenti, cercano di nascondere i preti pedofili. I sacerdoti che hanno compiuto abusi si sentono impuniti, e al loro posto le sgradevoli conseguenze le subiscono i preti onesti che denunciano le violazioni efferate dei loro colleghi. Quando in alcuni casi si arriva finalmente al processo, perché la vittima ha avuto la prontezza di andare nell’ufficio del pubblico ministero prima che scadessero i termini della prescrizione del reato, si fa di tutto per umiliarla e distruggerne la credibilità.

Dove sono i media?

Ekke Overbeek in "Abbiate paura" pone un altro problema molto importante: la passività dei media polacchi in relazione a ciò che sta accadendo nel cortile di casa. Giornali polacchi e siti web scrivono recentemente molto sullo scandalo della pedofilia clericale nel mondo – attraverso loro si può facilmente conoscere gli avvenimenti in Irlanda, scoprire le storie delle vittime negli Stati Uniti e sapere anche i dettagli più inconfessabili di alcuni casi italiani.
E' vero che per la stampa straniera è più facile lavare i panni sporchi degli altri, evitando così le conseguenze dirette di farsi dei nemici potenti. Overbeek, tuttavia, scrive: "I media polacchi hanno una notevole capacità di evitare le domande difficili: Quante vittime ci sono in Polonia? Quanti sono i i preti pedofili? Esiste una cultura del silenzio nel nostro paese? I politici tacciono per paura della Chiesa e lo fanno anche le autorità statali? La polizia, i pubblici ministeri, i giudici riservano la tariffa privilegiata alla Chiesa? La Chiesa polacca nasconde sistematicamente i preti pedofili, o questo che fa è solo improvvisazione caso per caso? Le autorità comuniste chiudevano gli occhi sui crimini sessuali del clero per avere dei collaboratori? Qual è il percorso istituzionale che bisogna scegliere per rispondere a queste domande e risolvere la questione una volta per tutte?".
In Polonia i giornalisti “danno la caccia” solo ai singoli preti pedofili, invece di chiedersi in che cosa realmente consiste il problema nel loro paese e come risolverlo.
"Mi chiedo com’è possibile una tale autocensura e il servilismo dei media polacchi nei confronti della Chiesa." - commenta Overbeek.

Anche il procuratore è sempre molto clemente

Seguendo le parole dell'autore - per giustificare i media polacchi, è possibile aggiungere solo una cosa: "L'esperienza di altri paesi dimostra che non solo i mezzi di comunicazione hanno svolto un ruolo chiave nella rottura del silenzio. Era necessaria anche un'adeguata risposta degli organi di Stato. La soluzione della questione richiede il coinvolgimento delle istituzioni indipendenti dalla Chiesa, ma con il libero accesso agli archivi ecclesiastici. In breve, in mancanza di una risposta istituzionale forte, anche i media sono impotenti."
Secondo il giornalista olandese, anche se i 27 casi di sacerdoti polacchi condannati dimostrano che in Polonia il clero si può punire penalmente, non cambia il fatto che spesso i pubblici ministeri  archiviano al più presto le cause contro i sacerdoti e i tribunali tendono a essere molto clementi con i criminali in tonaca.
Sebbene l'articolo 200 § 1 del codice penale polacco reciti: "Chiunque compia un atto sessuale con un minore di età inferiore ai 15, o lo costringe a subire azioni sessuali, o a sottomettersi ad atti sessuali o altre attività sessuali con altre persone, è punito con la reclusione da 2 a 12 anni", le condanne inflitte ai sacerdoti dai tribunali polacchi di solito tengono ad avvicinarsi al limite minimo, e non sono mai esemplari.

In Polonia vige il silenzio

Overbeek scrive: "In Polonia non si sente la discussione su come la Chiesa agisce o dovrebbe agire in confronto degli abusi sui minori da parte del clero. Quasi nessuno chiede la trasparenza, come in Occidente. Ciò non significa, tuttavia, che la Chiesa polacca non sente la pressione degli eventi dall'estero, soprattutto da parte del Vaticano. I media si può accusare, intimidire o ignorare. Le decisioni del Vaticano non sono da sottovalutare. Nel febbraio del 2012, i delegati polacchi durante la conferenza sulle molestie sessuali in Vaticano hanno sentito che la "cultura mortale del silenzio”, o così detta "omertà" sono un errore e una grande ingiustizia. Roma ha cercato di sviluppare linee guida per i vescovi di ogni paese per affrontare i casi di pedofilia tra il clero.  Per questo motivo nel marzo del 2012, i vescovi polacchi si sono riuniti per creare queste linee guida e quindi di inviarle a Roma, per l’approvazione del Vaticano."
La gerarchia della Chiesa polacca, tuttavia, ha precisato subito che non si può parlare di alcun risarcimento finanziario per le vittime da parte dell’istituzione, perché la legge polacca prevede che questo può essere chiesto solo ai diretti responsabili del crimine, ma si sa che i sacerdoti polacchi sono poveri... Con questo la Chiesa polacca ha ritenuto che la questione della pedofilia clericale in Polonia è chiusa.
Nella terra di Giovanni Paolo II, la Chiesa ha una grande autorità. Quindi non cera nessuna protesta, nessuna voce contraria, perché tutti hanno paura di esporsi.
"Questi timori diffusi creano un circolo vizioso: i media fanno poco perché le vittime sono in silenzio. Le vittime rimangono in silenzio, perché non hanno nessun sostegno istituzionale. Istituzioni – della Chiesa e dello Stato - non si muovono finché non sentono una forte pressione da parte dei media. E i media fanno poco fin quando le vittime restano in silenzio.” – è l’esatta diagnosi di Ekke Overbeek.

Fascicoli segreti dei servizi comunisti

Questo clima di paura un po' surreale ricorda molto i tempi della PRL (Repubblica Polacca Popolare), quando i sacerdoti che molestavano i bambini avevano probabilmente una grande libertà d'azione. La maggior parte delle storie delle vittime raccontate nel libro di Overbeek sono accadute nella Polonia comunista. Tutti sapevano degli abusi perpetrati dal clero, ma nessuno faceva niente. Il prete era il migliore informatore degli servizi segreti comunisti, e il modo migliore per arruolarlo era ricattarlo sulle trasgressioni morali. I sacerdoti che andavano a donne, quelli gay e specialmente quelli pedofili erano spie perfette.
Come ha ricordato il giornalista olandese, oggi sappiamo bene che i sacerdoti polacchi hanno collaborato con i servizi segreti comunisti e sappiamo che il mezzo migliore per costringerli a tradire fu il ricatto morale, come ha confermato don Tadeusz Isakowicz-Zaleski, scrivendo un libro sui preti collaborazionisti. Purtroppo la Chiesa polacca ha più paura di rivelare gli scandali sessuali del passato che parlare delle spie comuniste tra il clero. Fu questo uno dei motivi per i quali la Curia di Cracovia bloccò la “lustrazione”.
"E' possibile che la grande sorpresa riguardante le informazioni circa l'entità della pedofilia nella Chiesa polacca uscirà proprio dai fascicoli segreti dei servizi comunisti e sorprenderà tutti come ha sorpreso coloro che credevano che l'omosessualità tra i sacerdoti polacchi fosse marginale", ha avuto il coraggio di scrivere Ekke Overbeek nel libro "Abbiate paura", che finalmente ha scoperchiato non uno, ma tanti vasi di Pandora...

Agnieszka Zakrzewicz




























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